In una data ancor non definita del 2111, in occasione delle Celebrazioni del duecento cinquantenario dell’Unità d’Italia che i media a livello mondiale hanno già battezzato “evento di tutti gli eventi”, la città di Montecarlo cambierà definitivamente nome, la bandiera del Principato di Monaco verrà per sempre ammainata e la metropoli prenderà il nome di “Città Italia”. Da più di un secolo ormai il tessuto demografico è del tutto mutato e la popolazione monegasca è tutta frutto della migrazione e dell’insediamento italiano. La penisola mediterranea che porta il nome d’Italia è ormai solo federazione di unità etniche e culturali di recente insediamento e viene citata come la visibile manifestazione dell’innovazione radicale geopolitica indotta dai processi di globalizzazione. Nella penisola il ceppo italico è ormai una minoranza e il Senato della Repubblica, centro di potere delle autonomie locali, lo certifica: la quasi totalità dei suoi membri è di origine asiatica e il prossimo Presidente della Repubblica, per effetto della turnazione, è destinato a essere un pakistano. Riteniamo opportuna, per un’adeguata informativa, tradurre e pubblicare l’articolo di Gaetano Bossi comparso sul quotidiano La Padania che interpreta i sentimenti profondi della comunità albanese residente nel Belpaese.
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Montecarlo 2110 – Questa volta ce la si fa, e alla grande. Sarà un evento davvero mondiale, uno spettacolo da ricordare e una ragione di vera “unità” che potrebbe avere significativi risvolti anche nel quadro della politica mondiale della globalizzazione. Chi oggi è in età si ricorda sicuramente l’insieme doloroso di circostanze che fece fallire le celebrazioni del duecentesimo anniversario dell’Unità d’Itala nel 2061: polemiche, conflitti di competenza, indecorosi maneggi, speculazioni e persino clamorose truffe precedettero, accompagnarono e seguirono il mancato evento.
Fu quello il tempo più delicato e lacerante della metamorfosi del Belpaese. Le comunità etniche e il sistema delle autonomie locali si dilaniarono nella rivendicazione della titolarità e della legittimità a organizzare e gestire l’evento.
In allora il primo ostacolo era stato la lingua, un ostacolo insuperabile. Si trattò di decidere se la lingua ufficiale delle celebrazioni avrebbe dovuto essere l’arabo o lo slavo o il siciliano. Poi insorse il problema religioso: a fronte di un Nord della penisola a maggioranza cristiano ortodossa, si schierò un sud a maggioranza mussulmana. Poi insorse il problema della localizzazione: Lampedusa o Prato? Le comunità cinesi opposero una resistenza irriducibile. La mediazione offerta di insediare la celebrazione sul relitto della nave Concordia da ancorare in alto mare come zona franca rispetto alle molteplici etnie e alle loro localizzazioni territoriali, non raccolse consenso alcuno. Anche l’idea di scegliere un modello alimentare rappresentativo dell’Unità, determinò infiniti dibattiti: spaghetti o cuscus? Le comunità indiane e induiste esclusero ogni dieta che non fosse vegetariana, abbandonarono tavoli e comitati dando un contributo alla paralisi e al disastro finale.
Quanto poi ai contenuti di riferimento storico-culturali, scesero in campo sociologi e antropologi a proporre modelli confusi e del tutto incomprensibili: quali erano davvero le radici remote e autentiche delle comunità originarie della Penisola? Greci, etruschi, latini, o svevi, spagnoli, austriaci? Un nulla di fatto. In realtà dietro a dibattito si celavano tensioni politiche internazionali per l’effettiva egemonia sull’area territoriale di riferimento. Russia, Stati Uniti, Paesi mediterranei, Israele, soprattutto Nigeria e Africa australe, lavorarono male e lavorarono contro.
Oggi per fortuna lo scenario è radicalmente cambiato, si parte con il piede giusto, grandi sono le aspettative e l’Evento degli eventi si delinea come del tutto possibile e fattibile. È la rete internazione degli “italiani nel mondo”, forte di 230 milioni di individui che rivendicano la loro italianità, a offrire le adeguate garanzie. C’è anche il luogo deputato a ospitare le celebrazioni e nessuno lo contesta. E, ovviamente, la scintilla è partita da qui, da Montecarlo, la città italiana per eccellenza.
Nel corso di quest’ultimo secolo la città è cresciuta fino a toccare i quattro milioni e trecentomila abitanti, la popolazione al 96% si dichiara italiana, la lingua ufficiale è l’italiano, costumi e tradizione sono rimasti fedeli a quelli che un tempo dovevano appartenere agli oriundi della Penisola. L’italianità è così percepita, tutelata e viva che la città stessa viene ormai designata a livello internazionale con il nome di Città Italia o semplicemente Italia, e basta.
Tutto è autenticamente italiano
C’è il Festival degli “spaghetti tricolore”, quello della “pizza Margherita” (in omaggio ai Savoia), della Commedia all’italiana, dei Giardini all’italiana, il Convegno permanente per la tutela del patrimonio artistico e archeologico nazionale; tutti eventi internazionali di grande richiamo. Si beve caffè macinato a mano, vino italiano. Le grandi firme che un tempo avevano fatto il Made in Italy sono qui e danno vita a un artigianato di eccellenza in tutti i paesi del mondo; i teatri replicano di continuo il melodramma e l’opera e si è persino ricostruita una perfetta copia del Colosseo. Lo sport dominante della città e il gioco del pallone nella sua versione medioevale e solo le Ferrari d’epoca possono partecipare al trofeo automobilistico che si celebra con cadenza mensile. E si potrebbe continuare: inutile dirlo, questa è l’Italia.
Anche sul piano educativo l’italianità di Montecarlo/Città-Italia è celebrata e rigorosamente tutelata. La scuola d’obbligo è il “liceo classico” una istituzione orma scomparsa da decenni se non da secoli. Gli studenti credono ormai che Dante, Petrarca, Manzoni e Goldoni siano nati qui. La commedia dell’arte è dominante e vi partecipano tutti i cittadini. Uno sforzo glorioso, e giustamente premiato, è poi quello di tenere in vita i dialetti delle popolazioni originarie che si praticano di rigore nei vari quartieri,che a Montecarlo prendono il nome di “regioni”. E così potete sentire il veneto, il siculo, il lombardo, il genovese, e così via, solo a girare per lo shopping nella “Città-Italia”.
La tradizione antichissima dell’evasione fiscale è rispettata: i cittadini di Montecarlo non pagano tasse e non ne hanno mai pagate, e gli storici sono convinti che il nucleo originario della popolazione e le ragioni del suo popolamento siano proprio qui.
La speculazione edilizia ha fatto, in passato, la fortuna di Città Italia. Oggi, che di terreno edificabile non ce ne è più, sono i cantieri che offrono splendide barche miliardarie a garantire lussuose abitazioni natanti ai residenti. Ma il nerbo dell’economia, per tradizione sono i commerci, il contrabbando e la contraffazione dei marchi. Un’economia florida, sofisticata, retta dalla rete internazionale degli “italiani nel mondo” che non conosce crisi. Si dice che le banche di Italia, Banco di San Giorgio, dei Medici, dei Paschi di Siena, Banco di Paternò, ecc. siano il vero forziere del mondo.
Città Italia è un principato frutto degli intrecci morganatici tra le famiglie Grimaldi e Savoia e sono questi ultimi i titolari della dinastia. Amedeo XII, l’attuale Principe è un burlone entusiasta delle attività circensi, delle auto d’epoca, delle sfilate di moda e di ogni sorta di piaceri del buon vivere. Un italiano vero. Suona il mandolino e la chitarra, canta con bella voce tenorile il repertorio classico partenopeo, ma è anche attento al benessere dei sudditi che lo mantengono senza badare a spese per il prestigio dell’Italia intera, sia nella città sia nel mondo. È un Principe amato.
Si deve a lui il grande progetto di Italia 2111 che richiamerà in città tutti gli italiani del mondo e ricostruirà il prestigio e l’immagine del Belpaese.
A lui si deve il conferimento del diritto di cittadinanza a quegli italiani che parteciperanno alle celebrazioni, gli “italiani esteri” come recita il decreto approvato in questi giorni con un referendum unanime. Nessun “italiano estero” pagherà più le tasse, tutti i cittadini “italiani esteri” godranno del beneficio dell’immunità conseguente al conferimento dal passaporto diplomatico del Principato Città Italia.
Il logo è “Italia2111”, lo slogan della campagna “ve la ricordate l’Italia?”. Il cuore delle celebrazioni sarà costituito dalla cerimonia di rifondazione della metropoli alla quale verrà conferito ufficialmente il nome di Città Italia che, a sua volta, ridarà una Patria a tutti gli italiani del mondo. Il programma è, a dir poco, fantastico e sontuoso, prendetene visione e non mancherete l’appuntamento.
Sono in corso le trattative diplomatiche per spostare la Città del Vaticano, con tutto il suo patrimonio di musei e tesori, nella Rocca monegasca; è la Curia ad averne fatto formale istanza.
Non mancate all’appuntamento. Benvenuti in Italia!