Isola Pacifica si è estesa a dismisura creando problemi di confine a livello internazionale. Ovviamente la rivendicano il Giappone e gli Stati uniti, ma la Cina, forte della sua potenza economica e demografica, la considera nulla più che una appendice territoriale del continente, il suo continente. La Russia, che da tre secoli rivendica la sovranità sull’Alaska, ha fatto rinuncia di ogni pretesa in cambio della piena sovranità sull’Ucraina. Ma gli stati dell’America latina se la sono già idealmente spartita per farne una confederazione di Stati indipendenti e, in nome di Simon Bloivar, minacciano un’imminente occupazione. Isola Pacifica è il prodotto più visibile dell’era della globalizzazione.

*          *          *

L’argomento è delicato, da trattare con cura, anche pericoloso. Ma ormai cosa vi è più da dissimulare? Le tensioni internazionali hanno contagiato l’immaginario collettivo, la campagna mediatica infuria, si parla ormai apertamente di “conflitto internazionale” e c’è chi vi si prepara: la caccia agli approvvigionamenti è cominciata in vista di un’inevitabile “seconda guerra del Pacifico”. L’imminente conferenza dei G32, è già previsto e dato per scontato, si risolverà in un nulla di fatto come le precedenti e ci si chiede se non sia immediato il ricorso alle armi.

Isola “pacifica”, aggettivo paradossale in queste circostanze, non è una città ma la promessa di molte popolose unità urbane in grado di riequilibrare la vertiginosa crescita demografica del pianeta. Già esistono i progetti, la radicale innovazione che li caratterizzano, persino gli assetti politico-amministrativi che governeranno i nuovi insediamenti e promettono di realizzare finalamente utopie perfette sognate da secoli. Insomma una “terra”, si fa per dire, promessa e di conquista per lo sviluppo e l’evoluzione della specie. Come resistere?

L’Isola di plastica del Pacifico (in inglese: Pacific Trash Vortex), ormai universalmente nota come Isola Pacifica o “Grande chiazza di immondizia del Pacifico”  o “Plastisfera”, è un enorme accumulo di spazzatura galleggiante (composto soprattutto da residui di plastica) situato nell’Oceano Pacifico, approssimativamente fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord. La sua estensione non è nota con precisione: le stime vanno da 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km² (cioè da un’area più grande della Penisola Iberica a un’area più estesa della superficie degli Stati Uniti), ovvero tra lo 0,41% e il 5,6% dell’Oceano Pacifico. Valutazioni ottenute indipendentemente dall’Algalita Marine Research Foundation e dalla Marina degli Stati Uniti stimano l’ammontare complessivo della sola plastica dell’area in un totale di 30 milioni di tonnellate, ma nell’area potrebbero essere contenuti fino a 100 milioni di tonnellate di detriti.

Comunque sia, l’accumulo si è formato a partire dagli anni cinquanta del XX secolo a causa dell’azione della corrente oceanica chiamata Vortice subtropicale del Nord Pacifico, dotata di un particolare movimento a spirale, il cui epicentro è una regione relativamente stazionaria dell’Oceano, che permette ai rifiuti galleggianti di aggregarsi fra loro formando una enorme “nube” di spazzatura presente nei primi strati della superficie oceanica. L’Isola Pacifica non è dunque opera della natura, ma dell’operosità umana, è la prima terra emersa del globo a carattere esclusivamente antropico. I geografi la nominano come Settimo continente.

In certo senso, l’Isoala è anche una profezia scientifica realizzata. Il suo formarsi e il suo emergere fu infatti preconizzato da ecologi, etologi e biotecnologi con largo anticipo mediante simulazioni matematiche che rendevano del tutto evidente il destino futuro di questa area territoriale. La scoperta vera e propria, all’alba del XXI secolo, si deve invece  alla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) che ne ha rivendicato immediatamente, e tutt’ora la rivendica, l’esclusiva proprietà. 

Ma ormai, nel corso di centocinquant’anni, Isola Pacifica si è estesa a dismisura creando problemi di confine a livello internazionale. Ovviamente la rivendicano il Giappone e gli Stati uniti, ma la Cina, forte della sua potenza economica e demografica la considera nulla più che una appendice territoriale del continente, il suo continente. La Russia, che da tre secoli rivendica la sovranità sull’Alaska, ha fatto rinuncia di ogni pretesa in cambio della piena sovranità sull’Ucraina. Ma gli stati dell’America latina se la sono già idealmente spartita per farne una confederazione di stati indipendenti e, in nome di Simon Bloivar, minacciano una imminente occupazione. Lo scenario diplomatico è confuso e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è in seduta permanente per evitare il peggio. In questo clima di tensioni e minacce, il tribunale dei Diritti dell’Uomo, poi, si sta facendo carico degli abitanti di Isola Pacifica minacciati di genocidio.

Nei fatti il popolamento clandestino dell’Isola è avvenuto a partire da poco meno di un secolo fa ad opera di avventurieri, esploratori, banditi e briganti fuggiti da tutte la galere del mondo, migranti abbandonati lì da mercanti senza scrupoli, imprenditori dell’ecomafia, piccole comunità giunte da tutte le parti del mondo alla ricerca di un posto al sole. Data la casualità e la frammentarietà del processo di colonizzazione, ogni censimento della popolazione è impossibile e neppure si conoscono, lingue, culture e costumi dei nuclei abitativi. Si dice tuttavia che un considerevole impulso agli stanziamenti umani sia stato reso possibile dalla migrazione degli indios peruviani, gli eredi dell’Impero incaico che, per millenni, hanno popolato il lago Titicaca costruendo isole artificiali con i detriti della vegetazione lacustre, canne, foglie, tronchi e radici.

Sta di fatto che, così come oggi si presenta, l’Isola, a detta di scienziati e ricercatori, è un ecosistema in perfetto equilibrio e quasi un parco naturale da tutelare.

I rifiuti galleggianti di origine biologica sono spontaneamente sottoposti a biodegradazione, e quindi in questa zona oceanica si sta accumulando un’enorme quantità di materiali non biodegradabili come la plastica e i rottami marini. Tuttavia anziché biodegradarsi, la plastica si fotodegrada, disintegrandosi in pezzi sempre più piccoli fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono, la cui ulteriore biodegradazione è un processo di lunga durata. Il galleggiamento di tali particelle, che apparentemente assomigliano a zooplancton, inganna le meduse che se ne cibano, causandone l’introduzione nella catena alimentare. Ricerche compiute hanno rivelato che il sistema costituisce una nuova nicchia ecologica, informalmente chiamata “plastisfera”. Tutti gli organismi si adattano alle funzioni del macrosistema e, insieme alla plastica, cresce la vita. Così Isola Pacifica si rigenera e si dilata realizzando accelerati sviluppi evoluti. Vi è chi sostiene che questo lembo del pianeta sia la visibile manifestazione del patto perenne tra società e natura.

La “plastisfera” fornisce anche tutte le materie prime per realizzare arditi e complessi insediamenti urbani fecondati dall’energia eolica e solare. Sono già state sperimentate abitazioni in plastica ininfiammabili e idrorepellenti dotate di condizionamento climatico, ma si punta anche più in su: grattaceli, ponti e strade tagliate da luminosi canali che assicurano la migliore viabilità. Il clima e il tasso di umidità assicurerebbero a questi manufatti condizioni ideali di sostenibilità con l’ambiente che li circonda. In pratica sarebbero manufatti perenni senza alcuna manutenzione.

Insomma una promessa di benessere e un paradiso tutto di plastica. Come resistere a simili opportunità, come spegnere speranze e sogni? Vi è solo da augurasi che questo generoso immaginario non faccia regredire l’umanità intera per effetto di un conflitto mondiale.

Quel che, infatti, non è di pubblico dominio e che non traspare dai media, ma che spiega tutte la tensioni e le cupidigie che animano di Stai contendenti, è il fatto che, sotto Isola Pacifica, il continente galleggiante che non può essere penetrato da navi, pescherecci, panfili e barche di ogni genere, si stanno raccogliendo tutte le residue risorse ittiche del pianeta,. Qui si danno appuntamento tutti i banchi di pesci di tutte le specie del mondo, qui si ripopolano, si moltiplicano e vivono pacificamente. 

Lo sanno bene i rari abitanti dell’Isola che vivono beatamente in un paradiso incontaminato di risorse alimentari. Tutti i giorni a pesca, non solo per necessità, soprattutto per diletto.