Nel corso degli ultimi secoli la vita di copia è divenuta una realtà affettiva molto complessa e talvolta distorta o, come si dice, “creativa”. Un’esperienza profonda in sé, anche misteriosa, che dà ben poco spazio al rispetto e alla fiducia nella persona umana. Tutte le scienze si sono mobilitate per salvare ciò che non si poteva salvare: per tenere in vita questo simulacro di socialità elementare,si erano persino immaginati riti e culti, questi sì davvero blasfemi, come l’analisi di copia, le family constellation, la pedagogia sessuale, la programmazione neurolinguistica nell’interscambio a due. Un insieme di gironi infernali. Solo la fondazione delle nuove città di Giocolandia ha ridato ordine a un sistema del tutto collassato, fondato su famiglie e clan, lavoro e schiavitù. Un inferno.  

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Siamo a colloquio con il Governatore della città. Si chiama Felix e ha quattordici anni, corporatura atletica, sorriso dolce, sguardo veloce e penetrante. C’è amicizia, simpatia e tolleranza verso la nostra intrusione. Oltre i drappi della tenda che ci ospita, si intravede il folto di un giardino assai ben curato.

“Sì, la nostra città è, come sapete, la numero 2634 dell’Unione Europea, area Sud. Per fortuna è una delle più estese e il terreno per campi gioco, palestre, piscine, aule, biblioteche, pratica delle arti e della arti del benessere, attività agricole, proprio non ci manca. Tutti possono giocare e si divertono. Attualmente la popolazione è di12.174 cittadini che vengono da ogni parte del continente e anche da fuori. I diritti di cittadinanza si acquistano all’atto dell’accoglienza, a partire dall’età di sei anni e cessano ai diciotto; dopo di che tutti devono affrontare il mondo esterno e aggregarsi ad altre comunità o fondarne di nuove. Le città di Giocolandia funzionano bene, fanno la soddisfazione di tutti e suscitano interesse di studio. Ma, come vi è noto, nessuna persona che abbia meno di sei e più di diciotto anni può entrare nella nostra città. Come nel caso vostro, facciamo delle eccezioni, tre volte all’anno per garantire le informazioni che ci vengono richieste dal grande pubblico. Personalmente non condivido questa consuetudine, ma … tant’è!”.

“Ma, ci scusi Governatore, questo modo di procedere non crea isolamento, non determina esclusione, emarginazione, e non interferisce nei processi di crescita ed educativi? e con i genitori dei vostri ospiti, come può essere rispettata rigorosamente la norma di questo isolamento?”.

“Il modello della nostra comunità, ormai internazionale, funziona benissimo, ha raccolto un generale consenso, è tutelato dalle legislazioni nazionali e sovranazionali. Le regole ci sono, se le fanno i cittadini e, proprio perché ci sono, si rispettano …”.

“Ecco: la interrompo subito, cosa vuol dire “le regole se le fanno i cittadini”?”

“… che partecipano, semplicemente partecipano a fissare le regole del gioco. Quanto ai genitori dei nostri abitanti, molti non li abbiamo mai visti e chi vuole vedere i nostri cittadini, cioè i suoi figli, non ha che venirseli a prendere. La maggioranza dei nostri cittadini tuttavia è il risultato di fecondazioni eterologhe, di errori nell’inseminazione prodotte dalle banche del seme e di clonazioni non accettate dai committenti. Altri fuggono da situazioni insostenibili, persino da maltrattamenti e violenze. In ogni caso, ogni cittadino ha diritto di uscire dall’unità UE/s/2036 quando vuole: questo non è un campo di concentramento, ma un luogo di libertà creativa. L’unico vincolo, che pratichiamo tutti insieme, è quello di giungere alla certificazione che l’uscita del richiedente abbia un fondamento e una seria ragione educativa. Si va per assemblee e “gruppi di amicizia”; non li chiamiamo così”.

“Al contrario, ci scusi, fuori si fa un gran parlare di questa innaturale frattura con il contesto familiare. Inoltre il vostro isolamento è certificato in modo clamoroso dal divieto imposto ai cittadini di usare cellulari e ogni strumento di comunicazione digitale con l’esterno. Come si può crescere, come si può educare così …”.

“Ne parlano tutti, è vero; ma senza cognizione di causa; è roba vecchia! Per quanto attiene alle comunicazioni, non esistono divieti, c’è invece la consuetudine di parlarsi tra amici direttamente, guardandosi in faccia. La gente scrive e legge …

“Ma perché, qui si legge e si scrive?”

“Si abbiamo ripristinato questa consuetudine come vettore dell’educazione e del perfezionamento nell’apprendimento linguistico. Per il resto … come dire? Le città di Giocolandia sono nate all’insegna di un aforisma che le giustifica pienamente e che da tutti i cittadini è pienamente condiviso, come fosse, e tale a mio giudizio è, un fatto del tutto naturale, una verità rivelata. A coniarlo sembra sia stato un filosofo o uno scrittore, comunque un’anima grande. Direi, ma mi posso sbagliare, un certo Wi … Wilde, sì: Oscar Wilde. E l’aforisma recita così: “se esistono case per quei poveri ragazzi che hanno avuto la sfortuna di non avere i genitori, perché non ne esistono per tutti coloro che invece hanno la sfortuna di averli?”. Ecco: è un po’ questa la nostra filosofia e il comune sentire degli abitanti …”.

“Ma è … è paradossale, mostruoso! Mostruoso e blasfemo; mi scusi …”.

“Ma perché, perché mai? Per secoli i genitori hanno riempito gli orfanotrofi dei loro figli, per secoli i genitori naturali non sono stati genitori sociali. Nel corso degli ultimi due secoli la vita di copia è divenuta una realtà affettiva molto complessa e talvolta distorta o, come si dice, creativa. Un’esperienza profonda in sé, anche misteriosa, che dà ben poco spazio al rispetto e alla fiducia nella persona umana. Tutte le scienze si sono mobilitate per salvare ciò che non si poteva salvare: per tenere in vita questo simulacro di socialità elementare, si erano persino immaginati riti e culti, questi sì davvero blasfemi, come l’analisi di copia, le family constellation, la pedagogia sessuale, la programmazione neurolinguistica nell’interscambio familiare, la psicogenesi, la psicogenealogia, il coaching e persino la psicologia prenatale: procedure psichiatriche, sofisticate quanto incerte, che hanno complicato i problemi; per ricostruire nell’immaginario una coppia o una famiglia virtuali si è ricorso anche alla sfera magica, all’approccio trascendentale e alle pratiche olistiche. Quando poi il meccanismo del sostegno psicologico alla copia e alla famiglia è divenuto obbligatorio per legge, al fine di tutelare l’ordine pubblico, molte comunità si sono disgregate e interi stati sono addirittura falliti. Solo la fondazione delle nostre città di Giocolandia ha ridato ordine a un sistema del tutto collassato, fondato su famiglie e clan, lavoro e schiavitù. Un inferno. A sentire quello che mi dice gente come voi che viene da fuori, negli ultimi trenta, quarant’anni l’intera specie è stata sull’orlo dell’estinzione. Quasi nessuno nasceva più e quei pochi che venivano al mondo erano, per legge, in analisi psichiatrica prenatale a partire dai tre, quattro mesi di vita. Io sospetto seriamente che Goicolandia sia nata per fronteggiare questa emergenza”.

“Ecco, per la verità … ma non si può fare di tutte le erbe un fascio! … E poi qui come si vive davvero, come si …”.

“Si gioca, signori miei, si gioca. E non certo in virtù della nostra età, ma perché siamo esseri umani, persone vere dotate di un io. Perché il gioco, il nostro giocare, è l’azione sociale definita delle nostre regole, è comunicazione attiva, ragione ultima della socialità …”.

“All’età di sei o dieci o dodici anni? È così?”

“Sono i cittadini più giovani che danno il contributo maggiore alla nostra esperienza di vita e ci fanno crescere. C’è attenzione, rispetto reciproco, solidarietà, amicizia. Questo è lo scopo della nostra città, i nostri diritti di cittadinanza. La nostra educazione sessuale ha garantito e garantisce la piena parità dei generi, la nostra educazione alimentare assicura la piena sostenibilità. Le città di Giocolandia sono autosufficienti e non gravano su nessuno. L’educazione e la sensibilità ambientale le tutelano e per questo sono accreditate e protette in tutti i continenti a livello internazionale. Prima dei sei anni e dopo i diciotto non entra nessuno. Il segreto del nostro successo e dell’efficienza è tutto qui”.

“Ma, insomma, qui si gioca, si legge, si scrive, si partecipa, si parla anche di … Ma come può funzionare un simile modello organizzativo? Provi a dircelo!”.

“Davvero non lo so e non lo sappiamo, ma funziona benissimo, e a noi pare del tutto naturale … logico, ragionevole. Certo è da analizzare, approfondire e … e poi, vi è stata data una copia di Homo ludens …”.

“Sì, e cos’è?”.

“È l’opera fondamentale di Johan Huizinga, un po’ la nostra Bibbia, un testo classico ….”

“ e … dovremmo anche leggerla?”.

“Sì, si tratta di analizzare, discuterne e approfondire …  E ora, gentili ospiti, dovete scusarmi, ma …”.

“Ma come? Il nostro incontro è già finito … pensavamo di … almeno di visitare …”.

“Ma il tempo era stato concordato e … ed è esaurito. Comunque tra pochi minuti è il mio turno nelle cucine; poi questa mattina c’è la raccolta dei pomodori nel “campo delle farfalle”; al pomeriggio sono al gioco di raccolta del miele, alle quattro c’è appunto una pubblica lettura di Huizinga e devo preparami al dibattito; poi la partita di pallavolo, il gabinetto di pittura. E … ecco, alle nove si esibisce una banda di esordienti che hanno tutti sette anni e sono di grande talento: non voglio mancare. Poi, per concludere, ho, con il mio gruppo di amicizia, la quotidiana meditazione sulla cortesia e sul senso di gratitudine. Tempo pieno, cari amici, e il nostro tempo è scaduto. Se volete visitare la nostra città, nessun problema. Sapete giocare? … Perché, vi avviso, ai nostri abitanti non piace perdere tempo …”.

“Ma, signor Governatore, lei, dico lei, che esperienza ha del mondo di fuori, quello oltre i confini della vostra città?”.

“Nessuna, assolutamente nessuna. So solo che incontrerò molti amici”.