Calabrigar, per scelta unanime dei suoi abitanti, è una città “chiusa”. Gelosi della loro indipendenza, della pluralità dei loro costumi e tradizioni, della molteplicità di lingue che la possono far apparire una vera Babele, cittadini e istituzioni pongono un freno e un filtro severo a chi entra o esce dalla comunità. I curiosi sono espulsi, i turisti non sono graditi, i giornalisti fanno pena ad entrare e a svolgere il loro mestiere di osservatori. Nessuno parla, nessuno ti da ascolto, nessuno da informazioni o collabora. In ogni caso le vie di accesso al sistema urbano sono tortuose e dissestate, il traffico urbano proibitivo. Per quanto a nostra conoscenza questa è l’unica informativa attendibile del suo originale ed esclusivo sistema urbano.

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Tutti conoscono Calabrigar in virtù dei suoi Centri di eccellenza per lo studio della “socialità alternativa”, della “sociologia sommersa”, della “sistemica del collasso”, dell’ “equilibrio etico”, dell’ “innovazione antropologica” e di molte altre discipline e istituzioni accademiche che fanno di questa città il laboratorio più vivace della cultura del nostro tempo.  

In qualche modo sono proprio queste ambite istituzioni di ricerca che hanno fornito preziosi elementi per garantire, al mondo intero, i modelli dei sistemi politco-organizzativi della globalizzazione.

La città, chiusa tra dolci colline, è nascosta rispetto allo splendido mare che ne bagna l’estrema periferia e le regala la dolcezza del clima mediterraneo; è una città di fecondi contrasti. Palazzi grandiosi, rovine di un millenario e splendido passato, vaste aree verdi abbandonata alla natura, catapecchie cadenti; gioiose bidonville e resort lussuosi che la circondano e animano una periferia piena di vita.  A piedi non è consigliabile andare e l’intero complesso urbano è dominato dal gioioso frastuono dei motori. I singoli quartieri hanno la loro chiassosa identità, la piena autonomia amministrativa e ritmi diurni e notturni che certificano l’operosità e il gusto del vivere degli abitanti. La microsocialità di condominio e di rione, richiama alla mente antiche strutture claniche e tribali che coesistono, in equilibrio armonico, da secoli e sono appunto oggetto dell’interesse di ricercatori e studiosi.

Quartiere per quartiere e rione per rione, l’acqua e l’energia elettrica vengono distribuite con criteri che appaiono casuali. Lo stesso ne è dei servizi collettivi; trasporti, scuole, ospedali, discoteche e mense, smaltimento rifiuti, rispettano orari e cicli di attività del tutto liberalizzati fino ad apparire caotici. Ma il “sistema Calabrigar” funziona, e funziona bene. Calabrigar si presenta al mondo come un modello di libertà e coesione sociale pienamente realizzato da sempre oggetto di studio.

La demografia e l’economia di questa struttura urbana sono da sempre stabili.

Calabrigar, per scelta unanime dei suoi abitanti, è una città “chiusa”. Gelosi della loro indipendenza, della pluralità dei loro costumi e tradizioni, della molteplicità di lingue che la possono far apparire una vera Babele, cittadini e istituzioni pongono un freno e un filtro severo a chi entra o esce dalla comunità. I curiosi sono espulsi, i turisti non sono graditi, i giornalisti fanno pena ad entrare e a svolgere il loro mestiere di osservatori. Nessuno parla, nessuno ti da ascolto, nessuno da informazioni o collabora. In ogni caso le vie di accesso al sistema urbano sono tortuose e dissestate, il traffico urbano proibitivo.

Con pazienza e rispetto di una rigorosa e defatigante procedura, siamo infine riusciti a spezzare il riserbo e il muro protettivo della comunità e siamo qui, nel cerchio magico di quello che, a detta di molti, potrebbe essere il futuro della comunità umana.

Nella sala azzurra del Palazzo comunale, ci riceve Salvatore Dadiodato Calbrutto, Presidente Emerito del Comitato Generale della Criminalità.

“Buongiorno Signor presidente, abbiamo fatto una bella fatica per arrivare fin qui!”

“Ed ecco il vostro premio: eccomi qui, a disposizione!”

“Presidente, si parla molto della vostra città come di un laboratorio di socialità innovativo e originale. Come vanno davvero le cose?”

“Proprio come si dice che vanno, è tutto trasparente. Vanno bene. Su una popolazione di circa 1.370.000 abitanti quest’anno contiamo 4 stupri, 12 separazioni coniugali, 9000 adozioni di minori orfani, niente truffe, niente occupazioni abusive, niente manifestazioni di piazza, niente tasse, niente poveri, niente inquinamento da rifiuti … La nostra è una comunità di persone libere, generosa e piena di forti emozioni, una comunità fondata sull’onore e su valori antichi, una comunità stabile, autonoma, autosufficiente e, come oggi si usa dire, … davvero globale”.

“Ma, Presidente, ci scusi ci … ci sono anche altri dati  e questi …”.

“Ah, ma certo, ho capito; voi parlate del “bilancio sociale”, e vero? Sì? Sì, ma questi dati sono in possesso di tutti, oggetto di studi, ricerche e rapporti della nostre Accademie e Centri studi di fama internazionale e dei quali siamo orgogliosi. Li conoscono tutti. Comunque … i media come al solito gonfiano, ma per l’anno che si è appena compiuto, contiamo 246.000 furti che assicurano una ragionevole redistribuzione della ricchezza, 86.000 rapine a mano armata che hanno cancellato la povertà, 27.200 omicidi che garantiscono l’equilibrio demografico. Un 1,7% in più rispetto alla media degli anni e delle serie storiche precedenti. La comunità cresce, ma con ordine, lentamente. È il prezzo che si paga alla libertà, ma in compenso è parere universale che Calabrigar sia … sia l’ “incubatore”, come oggi si dice, di una società totalmente liberalizzata e libera al cento per cento: ognuno fa quel che gli pare in piena autonomia. Per esempio, proprio le nostre fogne a cielo aperto sono il miglior strumento per assicurare la raccolta differenziata e garantiscono la piena occupazione della fascia minorile. Per esempio, la generalizzazione del “pizzo” e delle estorsioni, creano di fatto una partecipazione collettiva al business di tutti i cittadini. L’ordine pubblico è garantito da associazioni volontarie di cittadini onorevoli e d’onore. L’acquisizione di rifiuti tossici, dei quali sidice abbiamo il monopolio sta creando giacimenti che domani saranno vere miniere di risorse preziose e … potrei continuare … Ma insomma, siamo un’unità ecologica di nuova generazione. Gli scienziati parlano di una “comunità creativa”, ma noi siamo meno enfatici e più prudenti: ci limitiamo a dire che davvero siamo liberi. Anche se non possiamo tacere che il modello della nostra comunità suscita interesse, stupore e meraviglia: vengono qui ricercatori di tutto il mondo e in Colombia, Messico, Russia, Cina e malesia molte città lo sperimentano e vi si adeguano”.

“Signor presidente, è il suo Comitato Generale della criminalità che regge le sorti della città?”.

“Ma no, assolutamente no. Il Comitato è onorifico e non ha scopo di lucro. Promuove la socialità nei suoi valori e non ha poteri se non … se non, talvolta, di … di coordinamento. I cittadini sono liberi e, come si dice, adulti e vaccinati”.

“Ma allora il Consiglio comunale, la Giunta, gli Assessori?”.

“No, quelli sono agli arresti domiciliari …”.

“Tutti?”.

“Sì, proprio tutti … presunte irregolarità contabili, ammanchi …. chi lo sa? ”.

“E da quando?”.

“Ah, questo proprio non lo so. Qui ci vogliono gli storici, per me è sempre stato così. Comunque da noi quelli che funzionano sono le famiglie, i comitati di base, di condominio, di rione, di quartiere. Tutto viene dal basso e … fa rete, fa sistema”.

“E il Signor Sindaco?”.

“Il sindaco? Brava persona, un galantuomo! Sta proprio qui alla porta accanto, Casa e ufficio, ufficio e casa …”.

“Allora, Signor Presidente, forse si potrebbe … magari …”.

“ Non ci pensate neanche. Esce due volte all’anno: per gli auguri di natale e per la festa del Santo Patrono quando presenta il suo rapporto alla cittadinanza. Due volte all’anno!”.

“Molto bene. Si potrebbe avere una copia degli ultimi rapporti?”.“Niente di più facile, ma il rapporto è sempre lo stesso; sapete, il cerimoniale è rigido e codificato dal tempo, un rito e un atto quasi sacrale. In pratica il Signor Sindaco si presenta a reti unificate delle televisioni e radio locali e recita la seguente formula: “Cari concittadini, io sono sereno e spero che anche voi siate tutti sereni e contenti”. È un messaggio che da molta fiducia e, in poche parole, interpreta tutta l’energia positiva della nostra comunità. All’occasione esce anche una edizione della nostra testata La voce di Calabrigar. È un unico foglio sul quale sta scritto in caratteri cubitali il messaggio con la foto del Sindaco che sorride. Anche la foto mi pare che sia sempre la stessa. Credo anche … si credo proprio di averne ancora una copia. La volete?”