Trecento lame di cristallo feriscono il cielo e moltiplicano la luce del giorno: sono i “quartieri” o le unità abitative di un complesso che ospita mezzo milione di esseri umani. Raggiungono altezze mai viste che sfidano lo sguardo. Sulle pareti di cristallo purissimo il corso delle nubi e del sole fanno vivere in ogni istante mutevoli giochi di luce e di ombra che cristallizzano indicibili emozione di stupore. Dopo il tramonto, le luci dei grattacieli offrono lo spettacolo permanente di giochi d’artificio quali non ne avete mai visti.

Chi ha visto New-New York non la può dimenticare, ne parla di continuo e si mormora persino che l’immagine di questa superba area urbana accompagni il visitatore per tutta la vita, come una sorta di ossessione, fino all’estremo dei suoi ricordi. Chi non l’ha vista ne ha sentito parlare e diviene per lui una presenza dell’immaginario, un desiderio profondo e inappagato.

Vista dall’alto, ben sopra i sei/settecento metri delle singole unità abitative, a qualche chilometro dal suolo, New-New York appare come una perla in uno scrigno verde, un diamante conficcato nel mare di una vasta pianura solcata da fiumi e segnata da laghi e paludi che ne fanno un immenso bacino, un perfetto ecosistema. Anche New-New York è un prodigio dell’equilibrio ecologico, ma non è opera della natura: è la visibile manifestazione del trionfo dell’intelligenza e della tecnologia umana. Un insieme armonioso e sofisticato di microclimi che consentono l’alternarsi della stagioni, le correnti di aria e il suo continuo riciclo, i tassi di umidità di sapientemente controllati,  e in una parola un sistema climatico globale in costante equilibrio. Le serre, nascoste sotto immense cupole rilucenti, offrono agli abitanti la piena autosufficienza alimentare e grandiosi giardini nei quali si conserva e si rigenera tutta la flora. I laboratori biogenetici creano, a getto continuo, nuove essenze e specie vegetali che garantiscono una produzione inesauribile: colture perenni. Sole e vento offrono l’energia che sostiene l’intera città. Il trattamento delle nubi di alta quota garantiscono l’approvvigionano dei flussi idrici indispensabili. 

Nulla di più, nulla di meno: un cerchio virtuoso, New-New York è un orologio organico realizzato per materializzare, rispettare e promuovere le “reti della vita”.

New-New York! Questo monumento imperituro all’innovazione biogenetica, coniugata con il rispetto ambientale, è il frutto dell’esperienza, della correttezza, dell’impegno intellettuale e di ricerca degli imprenditori edili della città; una classe dirigente illuminata immune, per antica tradizione, da ogni sorta d’improvvisazione, di corruzione e dedita al solo interesse collettivo. 

Lo stesso ne è del sistema politico, sociale e culturale del complesso metropolitano: un vero “sistema globale” che integra l’individuo alla collettività, la collettività alla natura, la natura a Gaia, l’organismo/vita dal quale tutto dipende e del quale tutto si nutre.

Il programma di manutenzioni salva ogni angolo del complesso urbano dal rischio della vetustà. Migliaia di ascensori, scale e tappeti mobili che non si inceppano mai, regolano il flusso degli abitanti. La vita sociale è scandita da orari rigorosi e razionali tali da massimizzare l’efficienza dei servizi offerti ai cittadini. Ogni abitante, a seconda del suo grado sociale, della sua età e della sua diversità di genere, dispone di un cellulare personalizzato, il “cronolife” (un vero documento di identità e di carta dei diritti), che registra impegni e movimenti e impedisce di creare code e ingorghi di traffico. La comunità è essa stessa un cronometro che funziona, e funziona sempre. La domotica è il segreto di questo capolavoro dell’intelligenza artificiale.

Quanto ai diritti di cittadinanza è presto detto: sono tutti orientati alla felicità del singolo. New-New York è una “comunità del benessere”.

I turni di lavoro che assicurano il funzionamento del complesso urbano non superano le tre ore giornaliere e per il resto ogni abitante è dedito al suo benessere: salute fisica e morale, tutela delle corporeità, equilibrio psichico, percorsi di autoanalisi e meditazione. Palestre, piscine, campi da gioco, templi per la meditazione, gabinetti estetici, laboratori di naturopatia, praticano e promuovono tutte le discipline olistiche. Scuole, università, accademie preparano i tecnici addetti alla somministrazione dei servizi. Ristoranti, biblioteche, luoghi d’incontro e di conversazione guidata, sale da concerto, cinematografi, discoteche, promuovono la socialità culturale e consentono un costante processo di consapevolezza volto ad allargare i confini dell’io fino alla più remote zone dell’universo. Arte e salute, creatività individuale e partecipazione collettiva, si intrecciano in una inedita filosofia del benessere che non ha mai deluso nessuno.

New-New York impone, per legge, a ogni abitante un ciclo di vita attiva di novantanove anni. Fissa i programmi individuali di “vita” e, in certo modo, li rende obbligatori. L’“operatore centrale” coordina, orienta, controlla e, se necessario, censura il sistema di comunicazioni interne che fanno di New-New York una vere democrazia digitale. La dieta vegetariana, vegana, è di rigore come pure gli esercizi fisici e le meditazioni individuali e di gruppo, attività ludiche e procedure sanitarie che assorbono quasi per intero il tempo libero degli abitanti. Si richiede che i programmi individuali fissati dal “cornolife” personali siano rispettati, pena la sospensione temporanea dei servizi che aprono fatalmente la strada alla solitudine e alla depressione. Tutti i servizi sono gratuiti.

Insomma tutto perfetto, efficiente e funzionante, direte voi. E invece no, o forse più sì che no. Naturalmente anche nella comunità di New-New York vi sono i devianti e i marginali; non potrebbe essere altrimenti. Vi è chi reagisce negativamente al modello e ai ritmi di vita proposti dalla città del benessere. Si tratta di un’insignificante minoranza che subisce il cuore pulsante della vita urbana comune come una sorta di vincolo, una pressione intollerabile e, perché non dirlo, una prigionia. Attratti dal “mondo di fuori”, dall’oceano verde che incastona le strutture del complesso urbano, sospinti da immaginazioni e fantasie al limite della nevrosi, questi marginali inadatti alla vita sociale chiedono di uscire da New-New York, di esplorare altri percorsi di vita, di correre l’avventura solitaria di un’esperienza, come dicono loro, “alternativa” e talvolta addirittura di una “vita nuova”.

New-New York è, a suo modo, una comunità aperta e non disdegna di accogliere nuovi abitanti tra coloro che hanno fatto richiesta di cittadinanza, e sono milioni. Perciò, dopo una visita psichiatrica e di sostegno, il cittadino che vuole varcare i confini della città per andarsene all’altro mondo viene sciolto dai diritti/doveri di cittadinanza e reso libero di varcare il confine.

Si dice che, varcate le pareti di cristallo della città, usciti allo scoperto, questi avventurosi provino tutti, e all’istante, come una sorta di ebbrezza indicibile, un beatificante sospiro della natura, quasi un richiamo ancestrale. Poi via! In un oceano di emozioni mai provate. Un risveglio? una rinascita? … Chi lo sa.

Nessuno ha mai fatto ritorno. L’inquinamento da rifiuti tossici che ha devastato il pianeta, i depositi di amianto e le radiazioni conseguenti allo smantellamento di arsenali e centrali nucleari hanno determinato mutazioni genetiche nella flora e nella fauna che rendono proibitiva la sopravvivenza. 

A conti fatti, oltre i confini della splendida New-New York, un organismo umano può durare poco più di qualche mese.