Se sul pianeta vi è una città che rappresenta il perfetto paradigma della totocrazia, questa è la “nuova città totale” che ha preso appunto il nome di Totalneapolis. È la “città stato” per eccellenza e la conoscono tutti. Proprio per questo anche la sua storia e le vicende che ne hanno fatto la storia è certa e certificata dalla tradizione. È un sistema urbano stabile e destinato a durare perché i sistemi, per effetto delle interazioni di tutti i singoli elementi che ne fanno parte, correggono l’entropia e le tendenze dissipative che li minacciano con la capacità di autoriformarsi da sé. Lentamente evolvono e creano circostanze di vera metamorfosi. Così in modo inavvertito e quasi invisibile, Totalneapolis ha realizzato una radicale innovazione nel macrosistema della globalizzazione; e, se anche taluni parlano al riguardo di “ripiegamento”, ha fatto un balzo più in là. Questa almeno è l’interpretazione che ci offre Alfredo Capone, uno dei maggiorenti della città; nella breve scheda che pubblichiamo.

*        *          *

Questo complesso urbano è stato fondato nel 2114 da una comunità di migranti insediatasi nel cuore del Mediterraneo al sud della penisola italiana e all’ombra di un imponente vulcano. Per questo è anche il paradigma della città multietnica e multiculturale e si deve a questa sua specificità l’alto grado di innovazione creativa che ne ha fissato il destino.

All’atto della fondazione, il capo carismatico di questa comunità si trovò nella difficile condizione di organizzare, dare regole e funzioni di governo a una popolazione tutta nuova e caratterizzata da un pluralismo infinito. 

La sua scelta, davvero rivoluzionaria, fu in allora quella di assicurare la coesione sociale mediante il diritto, assicurato a ogni individuo/cittadino, di proporre una norma, una sola, a tutela dei suoi interessi e dell’interesse collettivo. Ne conseguì un complesso di norme, liberamente espresse e automaticamente in vigore, di poco meno di trentamila articoli di legge universalmente condivisi. Tale, infatti, era, nel 2114, in termini demografici, la popolazione della nuova città. Fu un formidabile successo che ancor oggi offre al mondo intero il consapevole ricordo di un modello ineguagliato di … di democrazia, anzi di democrazia totale. La Totocrazia come oggi la conosciamo.

E tuttavia non si tenne conto, e non poteva essere altrimenti, dello sviluppo economico e demografico della stessa Totalneapolis come oggi, a quasi un secolo di distanza, la conosciamo. In quanto retta dal regime totocratico, infatti, questa comunità urbana è una città aperta. I ricongiungimenti familiari dei migranti, le nuove ondate di migrazione, gli alti tassi di fertilità, hanno, nel corso dei decenni, sviluppato un’area urbana popolosa che oggi ospita più di tre milioni di cittadini, beneficati dal clima, da un terreno fertile, dai paesaggi incantevoli. E poiché, per ragioni di equità, equilibrio e ordine pubblico, ciascun cittadino conserva gelosamente il diritto di partecipare al bene comune inserendo una norma di suo gradimento nel codice generale della città stato, il complesso di norme raccolte, operanti e attive, si aggira intorno ai tre milioni di articoli di legge. Per rispetto della vera totocrazia, e dell’intelligenza collettiva che le ha generate, queste norme di legge e le pene che comportano ai trasgressori, non conoscono prescrizione.  Il che, inutile dirlo, pone seri problemi di funzionamento sistemico.

La giustizia va a rilento a tal punto che le dispute giudiziarie e i processi aperti nei primi anni della fondazione, circa due secoli fa, non si sono ancora conclusi e, ormai da molto tempo, scoraggiano i cittadini dal ricorso alla magistratura per tenere in vita la totocrazia stessa che è ragione di identità degli abitanti della “nuova città”.

Ma, si sa, i sistemi, per effetto delle interazioni di tutti i singoli elementi che ne fanno parte, correggono l’entropia e le tendenze dissipative con la capacità di autoriformarsi da sé. Lentamente evolvono e creano circostanze di vera metamorfosi. Così in modo inavvertito e quasi invisibile, Totalneapolis ha realizzato una radicale innovazione; e, se anche taluni parlano al riguardo di “ripiegamento”, ha fatto un balzo più in là.

Nel corso di un secolo, anche per effetto della teoria dominante degli ecosistemi e della naturopatia praticata universalmente, le unità sociali e politiche organizzative sono divenute la famiglia, la famiglia allargata, il clan, la tribù accorpate in rigorosi mandamenti che tengono conto del credo religioso e dell’origine etnica dei cittadini. Sotto lo scudo protettivo, ma inefficiente della legislazione totocratica, la giustizia si pratica e si amministra direttamente all’interno della varie unità socio-organizzative  mediante convenzioni e procedure arbitrali cui seguono le procedure operative della giustizia privata. Tutto funziona in pieno equilibrio e vi è chi afferma, e giustamente, che questo modello è destinato a durare, perché “è davvero quello più naturale” e quello “più rispettoso” della natura umana.

La stragrande maggioranza degli abitanti di Totalneapolis ritiene di vivere nel migliore dei mondi possibile. Una esigua minoranza spera invece in un intervento del vulcano che domina la popolosa città la cui eruzione potrebbe rigenerare, in via definitiva, l’intera comunità. 

Una norma di legge condanna questi reprobi socialmente pericolosi all’esilio, ma purtroppo resta a tutt’oggi inapplicata. Comunque, per effetto delle dinamiche del sistema, costoro sono tutti marginali ed emarginati.